Il ritardo dell’esame coronarografico

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Risarcimento da malasanità: ritardo dell’esame coronarografico. Il fatto:

L’associazione ha trattato con successo la triste vicenda umana e clinica di un uomo di mezza età che si ricoverava nel reparto di cardiologia al solo fine di fare un esame coronarografico.
Il ricorso a tale indagine diagnostica si era reso necessario a seguito di ripetuti malesseri che avevano costretto il paziente -già in due occasioni- a ricorrere alle cure del pronto soccorso per dolori in sede epigastrica e vomito.A seguito di questi due dolori sospetti il paziente, previgente e scrupoloso, si recava dal cardiologo di fiducia che lo sottoponeva a ECG rilevando: alterazioni del tratto ST in sede infero-laterale. Sovraccarico ischemico.

Lo specialista, in considerazione dell’esito dell’esame elettrocardiografico nonché della facile faticabilità lamentata dal paziente, degli elevati valori pressori registrati nelle settimane precedenti e del vomito e del dolore epigastrico, si metteva in contatto con la Divisione di Cardiologia dell’Ospedale locale concordandone il ricovero finalizzato allo svolgimento di accertamenti diagnostici, in particolare la coronarografia.

L’obiettivo, infatti, stante la cardiopatia ischemica del paziente, era individuare i vasi interessati dal processo aterosclerotico e il loro grado di stenosi per potere procedere tempestivamente, attraverso un adeguato piano terapeutico, al ripristino del normale afflusso di sangue arterioso al cuore.

Il paziente effettivamente si ricoverava con la diagnosi di ingresso di verosimile Sindrome Coronarica Acuta.

Da subito, come risulta dal diario clinico, gli venivano somministrati antiaggreganti piastrinici e farmaci finalizzati a ridurre il rischio di trombosi coronarica, in vista della coronarografia e della probabile, successiva, angioplastica.

In sede di ricovero, il paziente, accusava dolori al torace e veniva perciò trasferito in UTIC. La nuova manifestazione clinica non induceva i sanitari ad anticipare la coronarografia che, secondo quanto annunciato al paziente e ai suoi cari, si sarebbe svolta il giorno successivo.

Inspiegabilmente, però, il giorno seguente l’esame (necessario per capire dove e di grado fosse la stenosi coronarica da cui era affetto il padre della mia cliente) non si svolgeva: nessuna spiegazione al riguardo veniva data al paziente che, semplicemente, rimaneva in attesa nell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica.

Il giorno dopo ancora i medici, nonostante il paziente continuasse a digiunare proprio per sottoporsi alla coronarografia, manifestavano la volontà di rinviarla nuovamente, senza alcuna giustificazione.

I congiunti, preoccupati per le condizioni ed i rischi del paziente insistevano affinché si procedesse al necessario accertamento diagnostico.

Di fronte alla caparbia insistenza di un figlio i sanitari si convincevano e procedevano con la coronarografia.

L’esame evidenziava una situazione di estrema gravità, coronaropatia critica del TC (sub occluso), e poneva l’indicazione per un intervento urgente di rivascolarizzazione chirurgica.

Il tipo di occlusione coronarica riscontrata (una stenosi superiore al 75% del tratto iniziale della coronaria sinistra), quindi, poteva essere risolto non con un intervento di angioplastica (a cui il Moretto aveva prestato preventivamente il consenso unitamente al consenso per la coronarografia), ma con un ben più impegnativo intervento cardiochirurgico di by-pass aorto-coronarico da eseguirsi per di più in un’altra struttura sanitaria.
Veniva quindi predisposto il trasferimento urgente del paziente ma, circa dieci minuti dopo aver fatto rientro in UTIC dalla sala di emodinamica, sopraggiungeva l’arresto cardiocircolatorio cui i sanitari non riuscivano a porre rimedio, nonostante un intervento coronarico percutaneo (PCI) compiuto in extremis per eliminare l’occlusione del Tronco Comune.

Il paziente quindi decedeva.

 

La responsabilità.

I familiari del paziente avendo insistito per sollecitare l’accertamento diagnostico si convincevano che un corretto approccio alla cura del congiunto gli avrebbe salvato la vita. Per tutti gli accertamenti scientifici e l’indagine sull’operato dei sanitari si affidavano al team di SanaSanitas.
Lo studio della cartella clinica metteva a nudo la grave negligenza relativa all’imperdonabile ritardo nell’esecuzione della coronarografia.
I sanitari, evidentemente sottovalutando la natura e il grado della stenosi coronarica del paziente, hanno colpevolmente e inspiegabilmente ritardato l’esecuzione dell’unico esame che avrebbe potuto fornire le indicazioni necessarie ad approntare il piano terapeutico più adeguato alle condizioni cliniche del padre della mia assistita.

Il ritardo nell’effettuazione della coronarografia, rinviata senza alcun motivo di più di ventiquattro ore rispetto agli intenti originari, ha impedito di procedere con l’urgenza dovuta in un paziente ricoverato proprio per individuare il restringimento coronarico causa dei segnali clinici manifestati nei giorni precedenti.

Il Processo civile.

A seguito di lettera di contestazione dei fatti la struttura sanitaria -assicurata per l’evento verificatosi- delegava alla compagnia di assicurazione per l’istruttoria della pratica. L’assicurazione rigettava il sinistro non ravvisando alcuna responsabilità nell’operato dei sanitari.

A seguito di ciò si procedeva a incardinare il processo civile per l’accertamento delle responsabilità con richiesta di risarcimento del danno in favore degli eredi.

L’azione giudiziaria veniva avviata con il supporto scientifico del nostro team medico legale e del nostro cardiologo fiduciario, unitamente al responsabile dell’area legale dell’associazione.

Sotto il profilo giuridico, l’accettazione del paziente nella struttura sanitaria ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta di per sé la conclusione di un contratto a contenuto complesso tra paziente e struttura.

Nella vicenda di cui si discute erano provati documentalmente:

  • a) l’esistenza del rapporto di cura;
  • b) l’aggravamento della patologia (sindrome coronarica acuta): quando il paziente si rivolge ai medici del Presidio Ospedaliero egli lamenta dolore toracico e vomito. Tale sintomatologia, unitamente alle riscontrate alterazioni ECG e alla negatività dei markers ematici di necrosi cardiaca, consente di affermare che, fra le tre manifestazioni cliniche riconducibili alla categoria della sindrome coronarica acuta (infarto STEMI, infarto NSTEMI e angina pectoris), egli presentava quella meno grave (angina pectoris o angina instabile);
  • c) l’inadempimento dei medici: l’inadempimento si è concretizzato nel ritardo con cui il paziente è stato sottoposto alla coronarografia, l’unico esame in grado di individuare localizzazione e grado del restringimento del lume coronarico (restringimento manifestatosi, clinicamente, con il dolore toracico, il vomito, la facile faticabilità e, strumentalmente, con le alterazioni ECG). In particolare, ai medici il ritardo va ricollegato alla mancata osservanza delle Linee Guida sull’Angina Pectoris e alla convinzione (tanto erronea quanto immotivata) che la stenosi del paziente non fosse grave;
  • d) il nesso di causalità materiale tra la condotta dei medici e la lesione alla salute del paziente (è il colpevole ritardo nell’esecuzione della coronarografia a negare al paziente la tempestiva corretta diagnosi –sub occlusione del Tronco Comune- e, dunque, il tempestivo intervento terapeutico –intervento di by-pass aorto-coronarico- così consentendo alla sindrome coronarica acuta di evolversi da angina in infarto miocardico mortale);
  • e) il nesso di causalità giuridica tra la lesione alla salute del paziente e il danno (decesso paterno) per cui i congiunti chiedono di essere risarciti nel giudizio.

In particolare, le cartelle cliniche consentono di affermare che l’esecuzione della coronarografia è stata colpevolmente ritardata (in un caso perché nemmeno era stata posta, nonostante i dati clinici e ECG, la diagnosi di sindrome coronarica acuta; nell’altro, perché i sanitari si erano inspiegabilmente convinti, nonostante le prescrizioni delle Linee Guida sull’Angina Instabile, che il paziente non avesse nulla di serio e che potesse attendere indefinitamente la coronarografia); ancora, sono le cartelle cliniche a rivelare che il paziente presentava una sub occlusione del Tronco Comune (cioè del tratto iniziale della coronaria sinistra) e che tale sub occlusione, diagnosticata con colpevole ritardo, si è successivamente aggravata in occlusione con conseguente fatale arresto cardiaco.

Nella vicenda che ci occupa se i medici avessero eseguito correttamente e diligentemente la loro prestazione professionale è più probabile che si sarebbe scongiurato il decesso che non il contrario.

Il paziente iniziava a manifestare i sintomi clinici molti giorni prima dell’infarto che non gli lascerà scampo. Tra il primo e il secondo evento ci sono ben nove giorni nel corso dei quali i medici dell’ospedale non riterranno importante l’esecuzione tempestiva dell’esame coronarografico.

Logica vorrebbe che un simile paziente venga sottoposto con urgenza alla coronarografia, perché solo dopo questa (che localizza il restringimento coronarico e ne determina il grado) sarà possibile scegliere la terapia più appropriata.

La prestazione sanitaria riservata al paziente si è caratterizzata per l’assoluta inosservanza delle Linee Guida: in un caso le Linee Guida sul Dolore Toracico, nell’altro, le Linee Guida sull’Angina Instabile. In entrambi i casi, se le Linee Guida stilate dall’ANMCO fossero state osservate, il paziente sarebbe stato sottoposto tempestivamente all’unico esame in grado di fornire la corretta diagnosi e, dunque, avrebbe ricevuto per tempo la terapia chirurgica indispensabile per avere salva la vita.

Sulla scorta di tali risultanze probatorie gli interessati richiedevano il risarcimento integrale di tutti i danni di carattere morale, biologico (iure hereditatis); danno non patrimoniale (iure proprio) e danno da perdita parentale ed esistenziale, stimando il tutto in Euro 1.000.000,00.

Le controparti si difendevano chiedendo il rigetto di qualsiasi profilo di responsabilità dei sanitari in quanto evento non prevedibile e non altrimenti evitabile, verificatosi per la grave patologia cardiaca già in atto.

La Sentenza

La sentenza emessa dal Tribunale competente accoglieva la domanda e dava pienamente ragione agli eredi del paziente deceduto, riconoscendogli tutte le voci di danno richieste e quantificando complessivamente il danno in Euro 1.220.550,00 oltre interessi.

Anche da questa triste vicenda si può trarre un insegnamento utile a prevenire i rischi: i pazienti ed i loro familiari devono essere sempre messi al corrente degli esami diagnostici da eseguire al paziente e i medici devono garantire tempestività nell’esecuzione.

Questa vicenda è molto grave perché i sanitari non erano all’oscuro di ciò che dovevano fare, gli era già stato detto dal medico di base che aveva ordinato il ricovero del paziente, i curanti dovevano eseguire la coronarografia nei tempi ordinari e senza perdere tempo.

La sottovalutazione del rischio -e forse la poca credibilità all’emergenza segnalata dal medico di base- hanno giocato un ruolo decisivo nell’evento infausto. Al paziente non è stata data la possibilità di espletare prima di altri degenti un esame utile a salvargli la vita.

Il Tribunale che ha ben compreso la vicenda si è pronunciato in favore degli eredi, riconoscendogli gli importi specificati nel dispositivo.

SanaSanitas continuerà sempre a tutelare gli interessi delle persone offese per dare voce ai pazienti in quanto siamo convinti che l’impunità amplifichi il problema e non contribuisca in alcun modo a risolverlo.

Riferimenti giurisprudenziali
Primo grado – sentenza n. 4563/2022 Tribunale di Palermo

Legal Team Sanasanitas

Autore: Area legale
Ass. Sanasanitas

I nostri professionisti Avvocati e Medici Legali sono gli autori degli articoli che pubblichiamo, essi sono professionisti altamente qualificati e già affermati nella loro attività lavorativa. 

Tutti gli avvocati sono specializzati nella materia della responsabilità sanitaria a cui dedicano molto tempo, specie per l’approfondimento di tematiche complesse, soprattutto riguardanti la tutela dei diritti dei pazienti e le questioni legate alla responsabilità medica. Tutto il team è consapevole del fatto che un errore chirurgico e/o medico può avere effetti nefasti sulla salute del paziente e di riflesso su tutto il suo nucleo familiare. Per questo collaborano con noi con grande partecipazione e spirito di giustizia, sottoscrivendo la convenzione con la nostra associazione.

La sezione dei casi risolti del blog è dedicata agli articoli a alle news nel campo medico-legale. Qui troverete informazioni, aggiornamenti e approfondimenti su tematiche legale alla responsabilità medica, malasanità, diritti dei pazienti e molto altro ancora.

La sezione dei casi di successo è dedicata a raccontare storie di pazienti che hanno ottenuto giustizia e risarcimento per i danni subiti a causa di malasanità. In tutte queste vicende, i nostri fiduciari convenzionati si sono impegnati a rappresentare le ragioni dei pazienti per dimostrare la negligenza medica e gli errori commessi dai sanitari coinvolti.

Aggiorniamo la sezione con le storie vere di persone che hanno visto definita la loro vicenda in sede giudiziaria. 

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